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Emanuele Facchin, manager e artista capace di unire scrittura, teatro e musica

    25 marzo 2026

    Il nostro Presidente, Marino Firmani, ispirato dalla lettura de “Il cielo bruciava di stelle” di Gino Castaldo, ha voluto rendere omaggio a un’epoca irripetibile organizzando un “caminetto” (N 2496) attorno a una chitarra: un momento semplice e autentico, capace di riportarci all’essenza della musica e delle parole.

    Una serata intensa, partecipata, capace di emozionare e far riflettere.

    Le canzoni di quell’epoca non erano solo intrattenimento, ma parole incisive, parole potenti. Erano strumenti per capire come stava cambiando il mondo, per leggere la realtà con occhi nuovi. Erano canzoni scritte e interpretate da cantautori capaci di dare voce alle inquietudini, ai sogni e alle contraddizioni dei giovani: giovani alla ricerca della propria identità, della libertà, dell’amore. In quelle parole si riconoscevano, trovavano risposte – o forse nuove domande – e soprattutto un modo per sentirsi meno soli dentro un tempo che cambiava rapidamente.

    Protagonista della serata è stato Emanuele Facchin, manager e artista capace di unire scrittura, teatro e musica, che ci ha guidato in questo viaggio con narrazione e chitarra acustica, interpretando i grandi cantautori: da Umberto Bindi, con il suo invito al coraggio di essere se stessi, a Fabrizio De André, voce degli ultimi, a Francesco De Gregori, poeta tra sogno e realtà, fino alla rivoluzione emotiva di Lucio Battisti, alla leggerezza di Bruno Lauzi e alla straordinaria capacità di Lucio Dalla di unire poesia, ironia e impegno civile.

    La serata si è conclusa con un omaggio a Vasco Rossi, simbolo di una nuova generazione, capace di raccogliere e reinterpretare le emozioni del pubblico.

    Un sentito grazie a Emanuele Facchin per la sua performance e a Pietro Berti, che con la sua sensibilità musicale ha accompagnato la serata, ricreando l’atmosfera di un’epoca che continua a vivere nelle nostre emozioni.

    L’ultimo pensiero è stato dedicato a Gino Paoli, un talento “senza fine”